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28 febbraio 2005

Da ascoltare...ascoltare...ascoltare...

Nel momento in cui si parla di un concerto reunion dei CCCP, vero evento musicale dell’anno in Italia (altro che San Remo o il tour degli U2), dal mio archivio cartaceo, ripesco una pagina de “la Repubblica” vecchia di nove anni dedicata all’uscita di un album che ho letteralmente consumato…

Le guerre di fine millennio. Il mondo appare come un colossale falso.

Articolo di GINO CASTALDO.

Estremi, assoluti, i Csi (Consorzio Suonatori Indipendenti) continuano nella loro marcia ai confini del mondo civilizzato. E che di limiti si tratta lo evidenziano loro stessi nel titolo del nuovo album, "Linea gotica" (ed. PolyGram), che allude cupamente a divisioni, guerre, contese religiose e ideologiche, apocalissi millenariste, quasi quasi dietro la facciata del gaudente e sfacciato consumismo che domina sul mondo occidentale, i Csi vedessero in tutta la sua evidenza un minaccioso e oscuro medioevo. Il disco, tra l'altro, non ammette repliche. E' frutto di severe dissonanze, di evocazioni antiche, e si pone con acuta e violenta drammaticità come una possibilità di sviluppo della logica punk. Se il punk, oltre a doversi dissolvere per vocazione nel momento stesso della sua affermazione, potesse mai avere uno sviluppo, ebbene questo sarebbe proprio quello che ritroviamo in questa musica che ha volutamente rinunciato alla batteria, alla violenza appariscente e non modulata del prima forma di questo rock estremo, in favore di una più sottile e insinuante dissacrazione.

Il disco inizia con una angosciosa visione intitolata "Cupe vampe" dalla quale emerge la sordida e vicina assurdità della guerra in Jugoslavia, come se il nostro cielo, l' apparentemente tranquillo cielo della nostra Europa, si fosse improvvisamente venato di bagliori rossi, di lontane esplosioni, e si prosegue con percorsi onirici e stralunati, ai bordi delle convenzioni e delle regole, ricordando la lotta partigiana, in fondo l' unico momento del nostro secolo in cui l' azione di guerra ha coinciso con la ricerca di libertà, rileggendo senza grazia, ma anzi con asprezza tragica il delizioso brano di Franco Battiato "E ti vengo a cercare". E così via fino al finale di "Irata" tra reminiscenze pasoliniane e ipocrisie della contemporaneità. Alla fine si rimane sgomenti. Dall' osservatorio riservato dei Csi, il mondo appare come un colossale falso, privo di coscienza e di amore, inconsapevole della sua storia e dei suoi significati, tristemente avviato all' epilogo di questo nostro millennio.

 

Giovanni Lindo Ferretti, il leader di uno dei gruppi italiani più amati, parla del disco “Linea gotica”. Ospite Battiato. Alla fiera elettrica dei Csi. Da Fenoglio a Sarajevo, il rock racconta la realtà dolente.

Articolo di RITA CELI.

ROMA - E' una Linea Gotica quella che separa il vecchio dal nuovo corso del Consorzio Suonatori Indipendenti, una "fiera di chitarre elettriche", come la definisce il cantante Giovanni Lindo Ferretti, leader di questo gruppo fra i più amati dal pubblico giovanile italiano, un vero “culto” sotterraneo che non usufruisce di alcuna esposizione sui mezzi di comunicazione. Una novità per i Csi che ha presentato il nuovo album in cui, i testi approfondiscono la ricerca di paesaggi interiori sempre più dolenti in tempi difficili come i nostri. "Non ritengo possibile spiegare i miei testi" racconta Ferretti "c'è un tale lavoro di limatura, dietro ogni canzone, che nessun sinonimo potrebbe rendere l' idea. Da qui la necessità di accompagnare i testi con una serie di note personali, una strada d' accesso; da qui è scaturito un racconto essenziale, che lega le canzoni". Il percorso ha inizio tra i ruderi della biblioteca di Sarajevo, cui è ispirata Cupe Vampe. "E' il trait d'union tra quello che sono stati i Csi e quello che saranno. Ma cercavo anche un modo diverso di parlare di Sarajevo, per sottolineare l'ambivalenza della realtà: l'importante è sopravvivere. Quando non ti rimane altro, fra una granata e l'altra, i bambini continuano a giocare, ecco perché la filastrocca che chiude il brano recita bella la vita a Sarajevo città". La ex Jugoslavia come punto di partenza, allora, per proseguire il viaggio con Millenni, che l'autore definisce "una preghiera disperata. Mi accorgevo che stava cambiando qualcosa, sentivo sempre di più il nome di Dio. L'Algeria e la Jugoslavia sono i paesi che amo di più, e me la sono presa con Dio. Non è possibile che quando si moltiplica il popolo che lo invoca, si alza il livello del dolore, delle atrocità, della violenza. E' una santa mattanza, ma credo ancora che gli uomini abbiano possibilità di intervenire per cambiare". Linea Gotica è dedicato a Germano Nicolini, “il comandante Diavolo”, e a Giuseppe Dossettiil Monaco Obbediente”, due personaggi incontrati lo scorso 25 aprile a Correggio, durante la celebrazione in musica della Resistenza. Un capitolo importante nella storia dei Csi, non solo dal punto di vista musicale. "L'album Materiale Resistente è un' esperienza partita in punta di piedi" aggiunge Massimo Zamboni "doveva essere semplicemente una riunione di gruppi di base, ha avuto un lieto fine: ne è stato tratto un cd, un libro e un film (diretto da Davide Ferrario e Guido Chiesa). E ora ci hanno proposto di accompagnare il filmato in giro per le scuole". "Di Materiale Resistente mi è rimasto Fenoglio, un grande incontro, anche se fa male al cuore. Avevo letto il Partigiano Johnny quando i miei occhi non avevano consapevolezza. Poi ho avuto occasione di rileggerlo, stavolta ad alta voce, e lì ho scoperto il modo di parlare della Resistenza, ho trovato un grande autore italiano che aveva inventato una lingua. Alcune sue frasi si sono rivelate perfette per iniziare una canzone: Linea gotica". E poi c' è Battiato, autore di E ti vengo a cercare, unica canzone non originale dell'album, presente con la sua voce nel finale della canzone. "Con lui ci siamo incontrati il primo maggio a San Giovanni, anche se lo abbiamo sempre avuto come riferimento. In quell'occasione lo abbiamo sentito soprattutto come una persona vicina". Io e Tancredi è una storia singolare, che Ferretti ha concepito pensando al suo cavallo. "Soprattutto a quello che chiamo sguardo lineare, quello degli animali, incapaci di complessità. Lo sguardo di chi non pretende di capire, perché non ne ha le capacità e non può far altro che subire. Anch' io ho una grande voglia di capire, ma a volte tutto sembra terribilmente complesso, e torno al mio sguardo lineare, a livello animale, perché malgrado tutto sono innamorato della vita".

Tratto da “la Repubblica” di Domenica, 28 gennaio 1996 - pagina 28.




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